Interviste Travestite
The Rusty Bat

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The Rusty Bat

Donna cisgender, usa i pronomi she/her
Viene da Certaldo City
Instagram // Tik Tok

Disclaimer. Tutta l’intervista é declinata usando i pronomi che lə artistə ci hanno indicato.

Perché il Drag?

Molto semplicemente: mi permette per quelle 3-4 ore di non essere me in un ambiente dove mi è concesso, anzi RICHIESTO di non essere me.
E’ come un continuo carnevale (buon*: ho detto CARNEVALE, non CARNEVALATA) dove il capovolgimento delle regole, dei ruoli, delle norme sociali è al centro ed è senza pericolo di ripercussioni.

Hai iniziato Drag a NY, come è stato e che differenze noti con l’ambiente italiano?

La scena drag di NY (in particolar modo quella di Brooklyn) per me è stata uno shock. La quantità di artist*, di locali, di tipologie di show è altissima. Non esiste un locale che non abbia almeno un drag show a settimana e questa è una cosa bellissima perchè tutt* le espressioni artistiche hanno uno spazio. Purtroppo in Italia non è (ancora) così, spero lo diventi. Mi dispiacerebbe molto veder andare avanti un tipo di drag e basta. Stanno nascendo sempre più drag king, drag monsters e drag queer che si meritano spazio per le cose folli che portano in scena. Credo fortemente che sia necessario mostrare varietà per poter far crescere il drag tutto e portare ad avere un pubblico maggiore, più coinvolto e più curioso.

Cosa é The Shade per te?

The Shade per me è la mia piccola comfort zone dove poter passare una serata completamente libera da quelle che sono le costrizioni che mi sento nella mia vita out of drag.
Poi mi diverto anche a ballare tutta la sera fregandomene del male gaze che governa la nostra società, ma questa è una risposta meno seria.

Quale é il tuo superpotere?

Essere sempre socially awkward. SEMPRE*
*Tranne quando mi guardo allo specchio in camerino e mi dico allo specchio “oggi, figa”. Gym-bro-mindsettati spostatevi che qui c’è un nuovo king del cringe

Che cosa significa Queer per te?

Queer è un termine di cui sto ancora cercando la mia interpretazione personale. Ad oggi per me significa di “smollare”. Vengo da un’impostazione molto rigida (autoinferta, sia mai che ci viviamo la vita nel chilling) e vivere la queerness mi sta aiutando nel far cadere pezzettino pezzettino questa sovrastruttura assolutamente inutile che mi ha protetto fino ad oggi (protetta da cosa poi, chi lo sa. Da me stessa? probabile. Devo tornare in terapia probabilmente)

Il tuo Drag, storicamente, verrebbe definito dal termine Drag King. Ti riconosci in questa definizione?

Sì e no. Ho sempre usato il neutro in drag perchè per me il mio essere una donna cis contribuisce a quello che cerco di ricreare con il mio drag. Non riesco a scindere completamente Rusty da Arianna e nemmeno mi interessa. La definizione Drag King mi dà la possibilità di giocare molto su un lato più androgino e allo stesso tempo mi permette di prendermi gioco di comportamenti e atteggiamenti che osservo e ricevo nella mia quotidianità out of drag.

Ci racconti, se c’é stato, un momento di svolta della tua vita (artistica o meno)?

Nella vita artistica direttamente no. Nella vita out of drag sì e sono una serie di momenti che mi hanno portato a fare drag: dall’essere una performer di una band metal e andare in tour per anni perché la mia compagna di banco delle superiori è una cantante metal, all’iniziare a fare drag perchè nel mio lavoro babbano mi hanno trasferito in un’altra sede, all’essere tornata a fare drag perché la provincia veneta dove mi ero trasferita (sempre per il mio ex lavoro) mi stava stretta.

Sei l’ultima arrivata un casa The Shade, chi te l’ha fatto fa?

Tornata dagli Stati Uniti avevo bisogno di un luogo che mi facesse sentire lo stesso calore che mi ha reso una città come New York, a mia misura. The Shade è arrivato per caso, post-pandemia non uscivo molto e un’amica mi ha consigliato Casa Hangar per tornare ad esibirmi. Dopo quell’esibizione non me ne sono più andata (e ora sono problemi vostri)

Come stai vivendo questo momento in cui l’Italia sta facendo piccoli e grandi passi indietro sui diritti? Hai visto cambiare la situazione intorno a te?

Onestamente no. Purtroppo ritengo che la politica sia il riflesso delle persone che compongono uno stato. Se le persone non hanno un’educazione adeguata su determinati argomenti, sarà molto difficile vedere un cambiamento perché, banalmente, non si rendono nemmeno conto della necessità di determinate politiche, iniziative e non le pretenderanno dalle persone che hanno eletto che a loro volta non vorranno scontentare l’elettorato. Quando si parla di diritti civili però ci si dimentica spesso che non è una partita 1v1 ma una necessità collettiva.

Ci consigli 3 artisti che porti con te nella tua arte?

David Byrne per la sua awkwardness.
John Carpenter perchè non ha mai cercato di compiacere nessuno e ha creato personaggi maschili incredibili negli anni di gloria della mascolinità tossica (e continua ancora oggi).
Iggy Pop per il suo rifiuto di adeguarsi a qualsiasi cosa.

Nel settembre 2010 Dan Savage e suo marito Terry Miller creano il progetto “It gets better” che consisteva nel chiedere a persone LGBTQIA+, piu o meno famose, di raccontare allə più giovanə che si, é dura essere se stessə ma la vita poi migliorerá. Come si fa a raccontare a unə adolescentə in difficoltà che la vita non fa schifo?

La vita fa schifo. Non è facile, ci sono un sacco di ostacoli imposti dall’esterno e che ci mettiamo davanti più o meno di proposito. Per quanto difficile, per me è stato fondamentale trovare delle persone Amiche con le quali condividere le necessità e i bisogni reciprocamente. Si prendono un sacco di fregature e si incontrano anche persone orribili, purtroppo per me è stato un trial and error che mi ha portato a costruirmi una piccola comunità di persone alle quali affiderei la mia vita. Persone con cui non ho parlato per mesi per delle incomprensioni, con le quali ho discusso animatamente su argomenti importanti, con le quali ho condiviso eventi traumatici, cadute, risalite, silenzi, momenti di gioia e discusso su quanto l’ultima puntata di How I met your mother sia una ciofeca inenarrabile o di quanto Jen doveva sopravvivere e vivere con Jack nella famiglia queer definitiva (sono una millennial, abbiate pietà di me).
Dobbiamo attivamente cercare queste persone, tenercele strette e mandarle a quel paese quando se lo meritano (come con i genitori, ma questa è un’altra storia).