Interviste Travestite
Bianca Mùnera Wutang

  • Pubblicato
  • 0 commenti
  • 7 minuti di lettura

Bianca Mùnera Wutang

 Bianca, Bonanno, Bianca Munera Wutang, donna caucasica cis bisessuale, she/her, drag, makeup artist 

 Firenze, lavoro su toscana Umbria e Lazio

Instagram

Disclaimer. Tutta l’intervista é declinata usando i pronomi che lə artistə ci hanno indicato.

Perché il Drag?

Il drag è il linguaggio artistico grazie al quale mi sono avvicinata e ho ottenuto consapevolezza sul mio orientamento e sulle passioni che volevo coltivare nella mia vita. Mi ha fatto scoprire un mondo dove il binarismo è un mezzo e non un fine, dove si può sperimentare ed esplorare colori ed emozioni senza paura.

Ho scelto di esprimermi artisticamente con questo linguaggio in quanto mi permette di esplorare e comunicare in maniera immediata ed efficace, e mi permette di appassionarmi continuamente al mio lavoro poiché è una ricerca attiva costante.

Da donna cis, com’é praticare un’arte storicamente appannaggio di uomini gay cis?

Difficile, trovo molti parallelismi con altri “impieghi” male dominated nonostante sia così strettamente correlato alla cultura della comunità LGBTQ+, poiché anche quest’ultima non è esente da misoginia. Alcuni spazi vengono associati a certe categorie di persone e monopolizzate da quelli che rispecchiano al meglio questi standard autoproclamati. Sei avvantaggiata, sei una performer, sei una bio queen, sei una drag di serie b, questi solo alcuni dei commenti che ho sentito direttamente.

Per me escludere chiunque dal linguaggio Drag è come dire che una persona non può essere un pittore o uno scultore o uno scrittore, solo basandosi sulla sua identità. Per me un pittore non è un pittore solo se dipinge demmerda, e anche in quel caso chi sono io per poterlo decidere?

Le donne cis, parlando per la mia “categoria”, hanno sempre fatto parte della comunità LGBTQ+ in ogni sua sfumatura, e indipendentemente da questo trovo assolutamente ingiustificabile l’esclusione e il voler categorizzarci come “drag diverse” sulla base di criteri arbitrari e discutibili, come il passing da persona con sembianze femminili. E poi sto binarismo ci avrebbe anche un po stufato….

Cosa é The Shade per te?

The Shade per me è lo spazio in cui posso comunicare e dare indietro un pò della mia storia alla mia comunità. E’ uno spettacolo che mi porta a mettermi costantemente in gioco e che mi da l’opportunità di connettersi con le persone del pubblico e non solo. E’ una giostra che cambia sempre rotta e ti sorprende ogni volta con nuovi percorsi.

Quale é il tuo superpotere?

Il mio più grande superpotere è la capacità di connettersi ed andare d’accordo con tutti i gatti su questo pianeta. Oltre questo, sono cresciuta in una casa dove si ascoltava musica a tutto volume e questo mi porta ad avere una certa propensione a sentire fisicamente la musica.

Che cosa significa Queer per te?

Queer per me è un termine ombrello e racchiude tutto ciò che sfida e sconvolge le regole imposte dal patriarcato.

Ci racconti, se c’é stato, un momento di svolta della tua vita (artistica o meno)?

Ho due ricordi che mi portano a pensare ad una svolta immediata, nonostante ci siano tanti momenti che mi hanno portata ad una crescita graduale.

Il primo che mi viene in mente è stata la prima volta che ho visto un video su youtube di alcune drag del cast di RDR delle prime ⅚ stagioni, che reagivano ai commenti degli haters. C’è stato qualcosa nel loro humor e nel loro modo di vestirsi e truccarsi che mi ha fatto scattare dentro un senso di appartenenza istintivo che al momento non riuscivo a decifrare, ma che ha cambiato il mio modo di vedere la vita che conducevo in quel momento (ero già dichiaratamente bi ma non vivevo la comunità attivamente, sarà stato circa il 2014).

L’altro episodio è stata la prima volta che ho fatto pubblicamente lip sync ad una ball nel 2018. Il calore che ho ricevuto in quel momento di estrema vulnerabilità è stato determinante, perché ho capito che la mia autenticità era stata recepita ed accolta dalle persone intorno a me.

Mùnera Wutang, che mondo c’é dietro?

Io ho iniziato a fare lip sync nella comunità ballroom di cui faccio parte tutt’ora. Munera è il nome della mia kiki house di appartenenza, Wu tang quello della major. E’ un mondo vasto, collegato storicamente alle drag della scena newyorkese degli anni 70-80, che hanno contribuito a fianco di persone trans alla creazione di questa cultura underground che era un rifugio sicuro per le persone LGBTQ+, all’epoca altamente discriminate dalla società.

E’ molto complesso riassumere cosa sia la ballroom scene in poche righe, quello che conta per me è che faccio parte e rappresento due realtà di house italiane che sono attive nella scena italiana ed europea, e anche che questa realtà si sta finalmente connettendo con le associazioni e gli eventi LGBTQ+, cosa che inizialmente non riuscivamo a fare accadere nonostante siano due mondi imprescindibili. Ad esempio, ancora oggi molte drag non conoscono e non rappresentano questa forma d’arte alle ball, per le quali esistono categorie ad hoc come drag best look, drag realness e appunto lip sync.

Tuttə ti conosciamo come la Lip Sync Assassin’s di The Shade, ci dai tre consigli per un Lip Sync. 

  • Scegliere una canzone che sia adatta per un lip sync, quindi che non abbia musicalmente qualcosa che impedisce la riproduzione del suono della voce, e soprattutto una canzone che ci piace.
  • Ascoltare una canzone al punto di non dover più soffermarsi sulle parole, ma saperle in modo istintivo.
  • Ricordarsi che la voce è uno strumento musicale, e che va trattato come tale. Ogni voce ha le sue caratteristiche tecniche e sonore, e il linguaggio del corpo deve mimare queste caratteristiche in modo realistico.

Da qui, si può poi aggiungere qualsiasi elemento di personalizzazione si voglia.

Come stai vivendo questo momento in cui l’Italia sta facendo piccoli e grandi passi indietro sui diritti? Hai visto cambiare la situazione intorno a te?

Io vivo la politica e i dibattiti sulla nostra possibilità di esistenza in modo ansioso, nel senso che provo ansia e forte turbamento quando sento che ci sono voci nel mondo forti e trascinanti che argomentano sul perché la nostra individualità debba essere scrutinata e messa in discussione.
Non riesco per colpa di questa ansia e per protezione dei miei sentimenti ad essere in prima fila politicamente, nel senso pratico e materiale del termine.
Credo fermamente che gli strumenti più forti e impattanti che abbiamo come esseri umani siano l’empatia e l’autenticità, poiché vivere la propria realtà ed essere in pace con essa non può che ispirare chi mi sta accanto o di fronte.
Questo è quello che cerco nel mio piccolo di fare ogni giorno, quando non ci riesco solitamente uso il sarcasmo.

Ci consigli 3 artisti che porti con te nella tua arte?

Katia, Alok Vaid-menon, Tea Hacic, 

Nel settembre 2010 Dan Savage e suo marito Terry Miller creano il progetto “It get’s better” che consisteva nel chiedere a persone LGBTQIA+, piu o meno famose, di raccontare allə più giovanə che si, é dura essere se stessə ma la vita poi migliorerá. Come si fa a raccontare a unə adolescentə in difficoltà che la vita non fa schifo?

Oh mamma, che domanda difficile. Io credo che il punto non è che la vita faccia più o meno schifo, ma che possa essere vissuta più o meno a pieno. Ad un adolescente che è in cerca di identità e sicurezza, direi di seguire sempre il suo istinto e cercherei di mostrargli esempi di persone diverse che vivono in modo autentico, così che possa connettersi e riconoscere le proprie emozioni ed aiutarlo così a liberarsi dalla convinzione che per essere felici bisogna essere qualcun’altro.